La rassegna

Mediterraneo contemporaneo è il luogo della cultura altra e considerata diversa. Dal Vicino Oriente alle Rive Sud e Nord del Mediterraneo, il progetto vuole intercettare le avanguardie artistiche, le voci messe a tacere, le identità culturali di civiltà vicine alla nostra più di quanto non immaginiamo. La cultura non ha confini. E nessun confine anche per i linguaggi da usare: cinema, arte, teatro, letteratura, musica, poesia, analisi giornalistica, approfondimento scientifico, cucina.
Il progetto, nasce a Salerno da un’esperienza di successo (Femminile palestinese) che ha aperto alla cultura del Vicino Oriente con il supporto di Casa del Contemporaneo. Con format uguale e partenariato istituzionale e accademico sviluppato negli anni, Mediterraneo contemporaneo prosegue la narrazione culturale alternativa, la ricerca del contemporaneo e della bellezza, estendendo lo sguardo a tutto il Mediterraneo.

Ideato e curato da Maria Rosaria Greco, già curatrice della rassegna femminile palestinese avviata nel 2014, si afferma come lo spazio mediterraneo di Casa del Contemporaneo ed è stato abbracciato e supportato dalla Regione Campania attraverso la partnership con Scabec spa.

La curatrice quindi segue tutte le fasi dall’ideazione, alla programmazione, al coordinamento, oltre che alla concreta gestione dei vari appuntamenti di Mediterraneo contemporaneo, curando le relazioni con gli ospiti protagonisti della rassegna, individuando i contenuti e l’identità culturale del progetto, con l’obiettivo di concretizzare una produzione culturale autorevole e rigorosa, di elevato standard qualitativo.

Ogni anno viene presentato un Paese diverso in modo da approfondire e conoscere tutte le culture dei Paesi mediterranei, nostri vicini di casa. La prima edizione 2021 è stata dedicata al Libano, mentre questa seconda edizione del 2022 sarà dedicata alla Tunisia.

Mentre Femminile palestinese rimane una sezione annuale di Mediterraneo contemporaneo.

La vision del progetto, per dirla con lo storico Fernand Braudel sempre molto attuale, è questa: “Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Jugoslavia. Significa sprofondare nell’abisso dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta o alle piramidi d’Egitto. Significa incontrare realtà antichissime ancora vive, a fianco dell’ultramoderno [..] Tutto questo perché il Mediterraneo è un crocevia antichissimo. Nel paesaggio fisico come in quello umano, il Mediterraneo crocevia, il Mediterraneo eteroclito si presenta al nostro ricordo come un’immagine coerente, un sistema in cui tutto si fonde e si ricompone in un’unità originale.”

Il Mediterraneo

Mediterraneo contemporaneo risponde a precise parole chiave, alcune ampiamente evidenti già nel nome. Innanzitutto il progetto parla di Mediterraneo, che è il focus centrale. 

Seconda parola chiave è contemporaneo che è il contesto culturale nel quale si muove la rassegna. Tutte le discipline artistiche e scientifiche usate saranno linguaggi contemporanei. Ma contemporaneo è anche l’appartenenza della rassegna al programma del Centro di produzione teatrale Casa del Contemporaneo, all’interno del quale nasce e di cui è parte integrante del cartellone, in particolare del teatro Ghirelli di Salerno. Il progetto è lo spazio mediterraneo di Casa del Contemporaneo.

Poi un’altra parola fondamentale per questo progetto è engagement, che fino a qualche anno fa indicava l’impegno sociopolitico e culturale, cioè il coinvolgimento politico, la partecipazione attiva a problemi sociali e politici. La rassegna sicuramente mantiene in questo senso un profilo engaged (o engagé per dirla in francese). Ma Engagement in inglese significa anche fidanzamento, nel senso di essere presi, coinvolti, impegnati da una relazione affettiva ufficiale. Non ultimo, Engagement ha un altro significato, mutuato dal mondo del marketing, in particolare della comunicazione social media. E consiste nel coinvolgimento del cliente, è la capacità di creare relazioni solide e durature con i propri utenti. Un progetto culturale valido deve essere in grado di coinvolgere il pubblico, fidelizzarlo, farlo appassionare.

Mediterraneo contemporaneo è il luogo della cultura altra e considerata diversa. Dal Vicino Oriente alle Rive Sud e Nord del Mediterraneo, il progetto vuole intercettare le avanguardie artistiche, le voci messe a tacere, le identità culturali di civiltà vicine alla nostra. 

La cultura non ha confini. La rassegna si immerge nel bacino mediterraneo per apprezzarne le biodiversità come simbolo di tutte le culture che ne fanno parte. Nessun confine anche per i linguaggi da usare: cinema, arte, teatro, letteratura, musica, poesia, analisi giornalistica, approfondimento scientifico, cucina. Il progetto è un luogo senza confini che guarda a un’Europa meno mitteleuropea: il Mediterraneo è il nostro passato e il nostro futuro, un luogo di scambi culturali, che unisce le civiltà. Non è una barriera che separa, che divide i paesi “civili” da quelli “incivili”, è il nostro luogo culturale ideale. Ci appartiene come noi a lui.

La Tunisia

In questa edizione del 2022 dal ogni appuntamento permette di conoscere da vicino la Tunisia, le sue tensioni culturali e sociali, i suoi sapori, la sua musica, e ogni ospite sarà un pezzo di questo racconto.
Mercoledi 30 novembre a Napoli il primo appuntamento, all’Accademia di Belle Arti alle ore 10, in
collaborazione con la Scuola di Cinema e grazie alla KITCHENFILM. È la proiezione del film La bella e le bestie della regista Kaouther Ben Hania, con la presenza della protagonista Mariam Al Ferjani. Ispirato a una storia vera il film è liberamente tratto dal libro Coupable d’avoir été violée (2013), scritto da Meriem Ben Mohamed assieme alla giornalista Ava Djamshidi e racconta la storia di Mariam, violentata da tre poliziotti, che decide di denunciare. Modera Gina Annunziata, docente ABANA di storia del cinema.
Giovedì 1 dicembre il secondo incontro. Si fa a Salerno, al Teatro Ghirelli alle ore 18 con Renata Pepicelli,
docente di Islamistica e storia dei paesi islamici all’Università di Pisa (tra le maggiori esperte in Italia della realtà socioculturale tunisina), per un approfondimento sulle tensioni sociali e culturali della Tunisia, con lei Giso Amendola, docente di sociologia del diritto all’Università di Salerno, accompagnati dal dj set di Kais Zriba, giornalista e dj tunisino. Durante la serata sarà offerto cous cous e tè alla menta, a cura dell’associazione Ubuntu – Nuove generazioni italiane.
Il terzo appuntamento è venerdì 2 dicembre alle ore 11,30 all’Università degli studi di Salerno, Aula 1 SSC – Edificio C, con la giornalista Arianna Poletti che presenta l’inchiesta appena pubblicata e condotta con la collega Aida Delpuech: “TuNur, il modello di esportazione di energia verde dal Nord Africa all’Ue”.
Un’impresa britannico-tunisina sta progettando una gigantesca centrale solare nel deserto della Tunisia, un impianto che richiede un enorme consumo d’acqua. L’energia verde però andrà solo all’Europa. Con lei i docenti Unisa Gennaro Avallone, sociologia dello spazio e Giso Amendola, sociologia del diritto.
Sabato 3 dicembre al Teatro Ghirelli di Salerno, alle ore 19.30 si chiude con il concerto dei Fanfara Station. Il trio è composto da Marzouk Mejri voce, percussioni, fiati tunisini, loop, Charles Ferris tromba, trombone e loop, Ghiaccioli e Branzini elettronica e programming. I Fanfara Station fondono la forza di un’orchestra di fiati e l’elettronica ai ritmi e canti del Maghreb. Il progetto si ispira al ricordo della banda del padre di Marzouk a Tunisi. La formazione celebra l’epopea dei popoli migranti del Mediterraneo, delle culture musicali della diaspora africana e dei flussi che da sempre uniscono il Medio Oriente al Maghreb, all’Europa e alle Americhe.